Quando la festa finisce
e le luci si spengono
resta in bocca il gusto dolce
delle nostre conquiste,
ma anche l’amaro dei propri
fallimenti.
Mi rendo conto che
combattere per raggiungere
troppi obiettivi è deleterio,
perchè spesso alcuni
sono incompatibili con altri.
E qui ci sarebbe da aprire un
capitolo sulla facoltà di scegliere
di cui spesso siamo privati.
Eppure spesso mi sento come un
Don Chisciotte che combatte contro
i mulini a vento tra le colline
della sua fantasia.
Demoni orribili …
… ma artificiali.
Ed ecco che mi fermo per un attimo
a studiarli -ora che si sono spenti i riflettori-
per comprendere la loro natura.
Ritrovo in essi quel tocco,
ne osservo la forma, l’intreccio.
E mi ritrovo a domandarmi chi possa aver
intessuto quella trama in modo
così effimero, preciso,
complicato. Quasi femminile.
Ma se fossi io stesso a tessere
questa sciarpa di problemi
che uso per scaldarmi il collo
quando sento freddo -come in questo momento-
e che allo stesso tempo mi strozza
condannandomi ad una realtà
infelice di perenne insoddisfazione?
Come posso,
combattere contro me stesso?
Come posso competere
- usando la mia capacità di risolvere ogni situazione e di uscirne indenne -
con la mia capacità di creare nuovi mostri?
E mi sento sempre addosso
quella pesante sensazione
che non mi abbandona mai.
Che non mi lascia dormire.
Quella solitudine dell’anima
che complica tutte le cose e toglie
la voglia di vivere, perchè
toglie il sale a questo
banchetto che si sta per concludere.
Ma io mi verso dell’altro vino,
con un ghigno cinico sul viso,
e brindo a questa vita sciapita,
perchè io almeno -e me ne vanto-
sento forte quel gusto
- dolce delle conquiste -
- ed amaro dei fallimenti.