L’arrivo improvviso di questo freddo mi ha sconvolto.
Avevo torto quando pensavo che quest’estate non sarebbe mai finita.
L’altro giorno sono uscito di casa in camicia, e dopo 2 metri ho pensato tra me e me, che cos’è questo freddo insopportabile?
Non riuscivo nemmeno a ricordare l’ultimo inverno che ho vissuto, da quanto questi 2 anni sono stati intensi.
E’ come se quest’estate fosse durata 5 anni per me. Tutti estivi, con l’odore di ricordo ed il sapore di rimpianto.
E’ sempre così, nella vita si vuole accelerare troppo, ed io probabilmente lo faccio anche più di altri.
Non so da cosa derivi quest’ansia di vivere, questa voglia di brillare e consumarmi subito come una scintilla impazzita.
Vivere l’infanzia con la fretta di diventare grandi, di assaporare la vita.
Ed ora che -pur giovane- mi vedo abbastanza sistemato, ho ancora più voglia di accelerare -ma per assaporare ancora di più la vita ed i suoi colori-.
Del resto le stelle che brillano più forte sono quelle che si consumano prima, ed io lo so già come andrà a finire. Cel’ho scritto addosso.
Ed ogni tanto mi fermo e mi interrogo per capire dove sono arrivato.
Mi guardo di spalle vivere una vita strana, che non mi appartiene più.
Mi guardo dagli angoli bui delle camere da letto a fare l’amore con tutti ed essere amato da nessuno.
Rivivendo in quelle avventure, in quei momenti fuggenti, timidi dejavù di rapporti di coppia fissi (cosa sono!?) vissuti molti anni fa.
Li ricordo sorridendo come appartenessero ad un’altra vita.
Cosa aspettate? Sono il vostro orsacchiotto giocattolo.
Parlo, riscaldo, e mi muovo davvero. Senza batterie.
Portatemi a letto con voi quando avete freddo.
Ma toccatemi piano, che il cuore non senta la mano.
Sopporto anche il male in silenzio.
Finchè non fa così freddo che qualche volta nevica, sopra il letto e tra gli sguardi.
Finchè qualcuno non comincia a volerti bene davvero, magari ti dice anche che ti ama -pur sapendo che dire “ti amo” a qualcuno è come puntargli una pistola alla tempia-.
Certo, la geometria non è un reato, ma prima o poi il gioco finisce.
Come se io -tral’altro- fossi uno che cambia le carte in tavola.
Come se i pezzi della scacchiera non fossero tutti lì, fin dal principio. Mossa dopo mossa.
Ma se ti giri un attimo, ecco che una regina caduta lì torna in piedi dall’altra parte, un pò nell’ombra (così forse non la vedi). Non ti minaccia, ma tra qualche mossa la tiro fuori e ti mangio l’alfiere (che ha rotto le palle quell’alfiere, non se ne può più).
Mi viene da vomitare.
Nella prossima vita ho deciso di nascere gatto, così non avrò bisogno di niente e di nessuno.
Camminerò per il mondo sovrappensiero, come immerso in un mondo astratto e mistico.
Alzando la coda difronte ai problemi.
Guardando con i miei grandi occhi attraverso le cose, ma senza decidere che colore hanno. Senza restarne implicato.
Senza mai smettere di ascoltare con le orecchie tutto ciò che mi circonda, pronto a schizzare via quando qualcosa si avvicina troppo.
Amando tutto, e nessuno, e se proprio amerò qualcuno sarà per pochi minuti -giusto per riprodurmi-, perchè la dipendenza fa male, lo so.
E’ come un calcio nelle palle.
Quando stai per riceverne uno te lo ricordi prima il male che fa, tanto che d’istinto è meglio girarsi un poco e prenderlo nel culo.
C’è a chi piace, ed i gusti sono gusti.
Non si discutono.
Fa male.
Passare un terzo della propria vita ad imparare a vedere oltre le cose,
un altro terzo a saperle capire ed analizzare,
ed il resto ad affinare questa tecnica approcciando addirittura alla fotografia, che di questo fa un’arte,
per poi alla fine capire che non le vuoi più vedere.
Non vuoi più capire.
Perchè fa troppo male non poterle cambiare.
Fa male, anche avere un corpo che funziona troppo bene,
fa male dover bere 13 cocktail per raggiungere l’obiettivo di stordirsi un pò …
… per dare un pò di pace al proprio cervello …
… per dimenticare quello che si è visto. Quello che si è sentito.
Fa male anche dimenticare, ma fa più male credere di aver dimenticato e non aver dimenticato niente.
E mi ritrovo a pensare che forse non ho capito molto di me stesso,
di chi sono veramente,
se un artista un pò triste pieno di innocui ideali,
un subdolo ladro bugiardo dalle mille faccie,
o un giovane imprenditore masochista a cui piace rischiare -ma solo per suo egocentrismo, per potersi lamentare con gli altri-.
Fa male passare molti anni a credere in tutto senza credere in sè stessi,
e poi ritrovarsi -tutto ad un tratto- a credere solo in sè stessi senza credere più in niente.
Fa male il fatto,
che a volte la voglia di morire subito è più grande della voglia di vivere tutta una vita,
-con la certezza che la vita fa male-,
ma a volte la voglia di vivere subito è più grande anche della voglia di morire poco a poco ogni giorno, per tutta una vita.
E mi fa male veder cadere i miei capelli un pò come appassiscono i fiori,
assieme ai miei sogni,
perchè sono troppo intelligente per crederci ancora. Per prendermi in giro.
Ma a volte vorrei ancora credere che prendermi in giro è l’unico modo di essere intelligente, ma non troppo.
Perchè dopo un pò fa male.
Mi fa male ogni tanto trovarmi a ripensare a quanti aborti mi sono lasciato alle spalle.
Progetti, sogni, amori.
Quanto mi fa male l’amore …
… perchè in questa lunga foto …
-che è la mia vita-
è stato uno dei colori dominanti,
ma ho sbagliato il fuoco,
l’inquadratura ed il momento.
E nonostante questo a volte penso che -forse-
sarebbe stata più bella in bianco e nero.
Fa male anche essere usati dagli altri,
per il sesso,
per il lavoro,
per la compagnia.
Stavo meglio quando per la compagnia, il lavoro ed il sesso ad usare gli altri ero io.
Fa male scoprirsi più cinici che egocentrici.
Infondo l’ho sempre saputo.
Fa male passare metà della propria vita … a farsi trovare dalla gente,
e l’altra metà … a non farsi trovare dalla gente.
Fa male credere per tutta la vita che le persone non cambiano mai, la propria pelle, le proprie idee.
Finchè ad un certo punto non si cambia idea, dopo aver cambiato pelle, e la propria vita.
Fa male il dolore.
Perchè è l’unica prova che ho di essere ancora vivo.
E quindi vivo, per essere la prova che non sempre il dolore fa male.
Quando la festa finisce
e le luci si spengono
resta in bocca il gusto dolce
delle nostre conquiste,
ma anche l’amaro dei propri
fallimenti.
Mi rendo conto che
combattere per raggiungere
troppi obiettivi è deleterio,
perchè spesso alcuni
sono incompatibili con altri.
E qui ci sarebbe da aprire un
capitolo sulla facoltà di scegliere
di cui spesso siamo privati.
Eppure spesso mi sento come un
Don Chisciotte che combatte contro
i mulini a vento tra le colline
della sua fantasia.
Demoni orribili …
… ma artificiali.
Ed ecco che mi fermo per un attimo
a studiarli -ora che si sono spenti i riflettori-
per comprendere la loro natura.
Ritrovo in essi quel tocco,
ne osservo la forma, l’intreccio.
E mi ritrovo a domandarmi chi possa aver
intessuto quella trama in modo
così effimero, preciso,
complicato. Quasi femminile.
Ma se fossi io stesso a tessere
questa sciarpa di problemi
che uso per scaldarmi il collo
quando sento freddo -come in questo momento-
e che allo stesso tempo mi strozza
condannandomi ad una realtà
infelice di perenne insoddisfazione?
Come posso,
combattere contro me stesso?
Come posso competere
- usando la mia capacità di risolvere ogni situazione e di uscirne indenne -
con la mia capacità di creare nuovi mostri?
E mi sento sempre addosso
quella pesante sensazione
che non mi abbandona mai.
Che non mi lascia dormire.
Quella solitudine dell’anima
che complica tutte le cose e toglie
la voglia di vivere, perchè
toglie il sale a questo
banchetto che si sta per concludere.
Ma io mi verso dell’altro vino,
con un ghigno cinico sul viso,
e brindo a questa vita sciapita,
perchè io almeno -e me ne vanto-
sento forte quel gusto
- dolce delle conquiste -
- ed amaro dei fallimenti.
Esco sulla terrazza per un pò facendomi accarezzare dal vento.
Le rondini mi passano sopra disegnando strane forme nel cielo.
Le nuvole vanno lentamente verso ovest,
portandosi dietro la pioggia di questi giorni.
E mi sento arrivato alla fine,
di un periodo frenetico durato due anni,
in cui avevo rinunciato a tutto,
amici e non,
ma soprattutto a me stesso.
E’ arrivato per me il momento di fare i conti
con quello che ho fatto,
con quello che ho creato,
di prepararlo, rifinirlo, e mostrarlo al mondo.
-
E intanto penso a quello che ho davanti
ai suoi occhi profondi, come i miei.
All’infinita dolcezza,
a quel calore. Che non si puo’ spiegare.
E sorrido,
proprio perchè
questa volta
non so come
andrà a finire.
Few knows that in the last months,
after a passion born a year ago
-that I never followed for a personal
bad instinct for fun and other forms of body moving-
I started to dance tango.
That, of course, is related also
to my recent French passion,
but also to my passion for dance
that is becoming day by day a part of my work.
And so I started to dance,
and I find it useful.
To remove barriers with the
other sex that unfortunately
are common in our culture,
and also to move sometimes
and have fun with different people.
But what is more interesting of Tango
for me, is that it gives you
an alibi, like photography,
to know people in a more intimate way.
And that is great …
… to spend 15 minutes with a girl
without the must to give any
explanation about that.
That’s a great excuse to study people
that is still the more interesting
thing, indeed, that I do.
Vibra mi mente al pensar
en la posibilidad
de encontrar un rumbo diferente
It hurts, when you give all yourself for something,
and it’s still not enough.
It hurts more, when it could have been enough,
but you didn’t made it.
It hurts even more, when the reason you didn’t make it was not depending on you,
but on your amount of experience, or on the stuff you have.
I spent 3000 euros recently to update, renew and improve my equipment,
but in the meantime I asked myself why I was doing it,
because I never care about confrontations with others about my work.
And I shouldn’t care about it.
That question was a big mistake I did,
because actually …
… I don’t care anymore,
at all.
And that hurts.
Camminare per la strada con una strana pesantezza addosso.
Sapere che infondo qualcosa è vero,
che le parole sfuggono rapide ma,
purtroppo,
qualcosa resta,
sempre.
Come quando ti fai molto male e ti
abbandoni ad una lenta e lunga convalescenza,
ma dentro di te sai bene che niente sarà più come prima.
E’ quella la sensazione.
Quella di un calcio nelle palle,
anche se è da tanto che non ne prendi,
- perchè hai imparato a farti rispettare -
ma ricordi bene il male che fa.
Però la vita continua,
e si ricomincia,
ogni giorno.
Perchè l’alternativa è un
eterno ed insipido niente.
Però la domanda resta …
… e la senti pulsare come quella vecchia ferita.
Perchè le cose più semplici devono risultare sempre così complicate?
Qual’è il prezzo … quale la rinuncia?
E soprattutto, me lo posso permettere?
Domande sciocche, infondo sarei disposto a vendere la mia anima per rivedere almeno una volta quel sorriso.
It’s funny to work an entire life,
trying to make people understand
that you exist …
… and after that, comprehend
that you lost them all,
to achieve the goal.
I am a thief of gazes,
peddler of dreams,
beggar of love.
Got a plastic mask,
liar tongue,
fluid soul.
But I’m still myself.
That’s why I’m aware,
that this is the right path.
I will change again, but not now.
Now I need to forsake thousand dreams
to achieve one.
I already know
that this road
have a dead-end
and that I
will languish before
I reach it.
But I lived my life in
the more utter way
that exists, and
I do not fear death.
Aiutami a ritrovare l’interesse
per le piccole cose.
Non ci sono percorsi più brevi da cercare
c’è la strada in cui credi
e il coraggio di andare.
Certe cose che senti nell’aria
non le devi nascondere
le conosci a memoria
ma non puoi condividerle,
se stai cercando il tuo viaggio
in un posto lontano, più libero…
Oltre i muri che vedi andando avanti
fra i discorsi invidiosi e arroganti,
le cose che senti nel cuore
non rinnegarle mai
sono fragili ma possiamo difenderle
se voleranno in alto i nostri pensieri
più limpidi.
Aiutami a ritrovare l’interesse
per le piccole cose
che sono alla base di tutte le promesse
del futuro che cresce,
perché sono le sfumature
a dare vita ai colori
e a farci tornare in mente
le cose più pure
dei giorni migliori.
Non ci sono percorsi più brevi da cercare
c’è la strada in cui credi
e il coraggio di andare
e voleranno in alto i nostri pensieri
più limpidi
Aiutami a ritrovare l’interesse
per le piccole cose
che sono alla base di tutte le promesse
del futuro che cresce,
perché sono le sfumature
a dare vita ai colori
e a farci tornare in mente
le cose più pure
dei giorni migliori.
After a long time, I can finally breathe.
People that I see now after a long time, found me very different from before.
That’s true, also cause I met some persons (especially one) that changed my life completely.
I often take from the persons I frequent the best they have, like a sponge.
But after some time I have to squeeze my mind, and put out everything.
In that period that endures some days I feel confused and lost, but after that period, I take back myself and I go on, with the extra insight that this person gave me.
Things however are not changed much.
I’m paying for some errors I did, searching for company.
After that errors I found myself lost and alone again, but that is becoming an habit and I’m not scared about it anymore.
Just a little pissed off.
So I can’t be with someone without hurting people around me.
That’s it.
Life goes on.
And I will go on, alone.