Giorni bagnati passano veloci.
Parole di vetro feriscono, ma senza malizia.
Il richiamo del vento mi spinge lontano.
Il verso del lupo mi attira.
Corro nudo tra i ricordi mentre,
mi vesto pesante per affrontare il domani.
Vorrei avere il potere,
di portarli con me.
Corri nel freddo,
incontro casuale,
tepore d’autunno,
scintilla di felicità.
Difendi la tua
indipendenza,
la mia
anima danza.
Sottolineo la mia
dipendenza,
i tuoi
occhi m’innamorano.
E cade una foglia
nella nebbia.
Che magnifica poesia…
“Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi.
Non amo che le cose che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!”
Guido Gozzano – Cocotte
Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…
“Piccolino, che fai solo soletto?”
“Sto giocando al Diluvio Universale”
Accennai gli strumenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.
Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con le mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!
“Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?”
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…
“Una cocotte…”
“Che vuol dire mammina?”
“Vuo dire che è una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!”
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’uovo e di gallina…
Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!
Un giorno -giorni dopo- mi chiamò
tra le sbarre fiorite di perbene:
“O piccolino, che non mi vuoi più bene?”
“È vero che sei una cocotte? ”
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene
Tra le gioie defunte e i disinganni
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?
Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi, ti ritrova
in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!
Vieni, Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
coma Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!
Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi.
Non amo che le cose che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!
Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fà che io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacerò: rifiorirà nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.
Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora,
il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovane ancora.
It’s funny to work an entire life,
trying to make people understand
that you exist …
… and after that, comprehend
that you lost them all,
to achieve the goal.
I am a thief of gazes,
peddler of dreams,
beggar of love.
Got a plastic mask,
liar tongue,
fluid soul.
But I’m still myself.
That’s why I’m aware,
that this is the right path.
I will change again, but not now.
Now I need to forsake thousand dreams
to achieve one.
I already know
that this road
have a dead-end
and that I
will languish before
I reach it.
But I lived my life in
the more utter way
that exists, and
I do not fear death.
Mille gocce di pioggia si
scontrano coi miei sogni dando
un ritmo ai miei pensieri.
La notte ed il giorno
si inseguono all’infinito
come il mio desiderio
e la sua attesa, dolce.
Mi sveglio confuso,
ed eccitato,
cercando di ricordare ciò
che avevo allontanato a fatica,
per concedermi una tregua.
Così il lavoro ricomincia,
mi insegue minaccioso come
in una di quelle foto mosse,
in cui si perde il dettaglio.
E mi ritrovo a cercare col
mio obiettivo ballerini volanti
che danzano frenetici …
… al ritmo dei miei sogni
come mille gocce di pioggia.
E sono felice.
vorrei poter distinguere
quella sottile linea
tra realtà e finzione
per far sparire
questa sensazione
di incertezza
che mi prende alla gola
ed invece sono nel letto
a guardare il soffitto
e sognare, stordito
con il suo odore
ancora tra le dita
ed il rimpianto
in mezzo agli occhi
a domandarmi perchè
a pensare al domani
senza aver ben capito
cosa è successo ieri
Timidi rantoli
di un sognatore malato.
Vecchie illusioni
rinnovano la loro
già sperimentata natura.
Cammino triste
per le strade
della mia vita.
Non ho parole
per descrivere
la mia idiozia.
Credevo di aver già
svenduto ogni singolo
pezzo del mio cuore.
Ma fa male.
Purtroppo mi sbagliavo.
I giorni passano, e non hanno sapore.
Sfido il mio corpo e la mia mente,
in un vortice che non sembra avere fine.
Mi domando quale sia il mio limite,
perchè non riesco a trovarne uno.
Mi guardo intorno, e non vedo nessuno.
Sono solo, naturalmente solo.
E’ la mia natura il problema,
la materia stessa che compone la mia anima.
Derido il mondo, perchè lo comprendo.
Ma non ci vedo alcun posto, per me.
Ho assaggiato le altre persone.
Il gusto è amaro.
Tutto sfugge dalle mie mani come
la sabbia di una clessidra.
Mescolo il lavoro con lo svago,
i sensi di responsabilità con la fuga dal monotono.
Se questa è umanità,
non mi sento umano.
Spesso guardo indietro,
alle persone che ho lasciato sul mio cammino.
Ho corso così a lungo,
che non so più qual’è la strada.
Non c’è più nessuno davanti a me.
Ho freddo.
Forse siamo noi a costruire la strada,
per quelli che camminano dopo di noi?
E’ così ingiusta la vita,
da risolversi con una tale banalità?
Ho bisogno di dare un nome,
a questo grande smarrimento.
Prima di bruciarmi,
prima di finire.
Più comprendo le persone,
e più amo i gatti.
Once again,
I have to start from zero.
This time,
I will start from myself.
Once again,
I have to touch the bottom
to push myself up
to the surface
trough my problems
to the sky
till the light.
I’m coming.
This time,
for the first time.
The party wasn’t bad.
Alcohol, drugs, my compact camera.
All I need.
…
A volte sogno così forte
che non riesco più
a distinguere i sogni
dalla realtà.
…
Altre volte mi ritrovo
a sognare ad occhi aperti,
alterando la realtà fino a
farla diventare impossibile.
…
Mi domando qual’è il senso,
di questa interminabile
serie di noiose novità
e scontate rivelazioni.
…
Mi domando chi sono.
…