palio

Quando la festa finisce
e le luci si spengono
resta in bocca il gusto dolce
delle nostre conquiste,
ma anche l’amaro dei propri
fallimenti.

Mi rendo conto che
combattere per raggiungere
troppi obiettivi è deleterio,
perchè spesso alcuni
sono incompatibili con altri.

E qui ci sarebbe da aprire un
capitolo sulla facoltà di scegliere
di cui spesso siamo privati.

Eppure spesso mi sento come un
Don Chisciotte che combatte contro
i mulini a vento tra le colline
della sua fantasia.

Demoni orribili …
… ma artificiali.

Ed ecco che mi fermo per un attimo
a studiarli -ora che si sono spenti i riflettori-
per comprendere la loro natura.
Ritrovo in essi quel tocco,
ne osservo la forma, l’intreccio.

E mi ritrovo a domandarmi chi possa aver
intessuto quella trama in modo
così effimero, preciso,
complicato. Quasi femminile.

Ma se fossi io stesso a tessere
questa sciarpa di problemi
che uso per scaldarmi il collo
quando sento freddo -come in questo momento-
e che allo stesso tempo mi strozza
condannandomi ad una realtà
infelice di perenne insoddisfazione?

Come posso,
combattere contro me stesso?

Come posso competere
- usando la mia capacità di risolvere ogni situazione e di uscirne indenne -
con la mia capacità di creare nuovi mostri?

E mi sento sempre addosso
quella pesante sensazione
che non mi abbandona mai.
Che non mi lascia dormire.

Quella solitudine dell’anima
che complica tutte le cose e toglie
la voglia di vivere, perchè
toglie il sale a questo
banchetto che si sta per concludere.

Ma io mi verso dell’altro vino,
con un ghigno cinico sul viso,
e brindo a questa vita sciapita,
perchè io almeno -e me ne vanto-
sento forte quel gusto
- dolce delle conquiste -
- ed amaro dei fallimenti.

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E’ una strana sensazione, quella di tornare dopo 10 anni in un paese che non ti conosce e guadagnarsi in 2 giorni il rispetto che non hai ottenuto a casa tua dopo 2 anni di sacrifici.

E poi, addormentarsi con in bocca quel sapore forte di dejavù, che non capisci bene se è
un sogno che è diventato realtà o la realtà che sta diventando un sogno.
Poi aprire gli occhi, e ritrovarsi in quel paradiso di pietra e camminarci dentro …
… senza capire se ti sei svegliato …
… o se è il frutto della fantasia …
… o di quel torpore che la digestione ed il buon vino hanno provocato.

Ma non importa, mi concentro sulle mie emozioni e mi lascio andare, mi sfogo e lascio che tutto scorra, come il tempo, che guarirà tutte le ferite.
Quello che resta è la voglia di correre nel vento, sopra a queste nuvole che ad intervalli irregolari rubano il sole -ma solo per rinfrescare i pensieri di chi abita questa terra- donando nuova forza alle mie illusioni.

Eppure sento che c’è qualcosa di fuorviante in tutto questo.

Non voglio illudermi di nuovo.
Lo so che il merito di questo successo non dipende solo dal fatto che ho cambiato luogo, ma soprattutto dal fatto che ho da poco deciso di cambiare ancora … me stesso.

Questa esperienza ha riempito il mio cuore di nuovi sogni, e non solo.

Ma devo aspettare.
E’ proprio come per la fotografia, essere nel posto giusto e pronti a scattare, aspettando l’attimo decisivo.

So bene cosa devo fare.
Ho lottato una vita per capirlo, e questa volta non fallirò.

Sento a fatica il vento che accarezza la mia pelle addormentata, mentre come in un flashback vivo momenti che avevo già vissuto, ma in mille modi diversi e solo nella mia fantasia.

Un cancello di ferro, un bacio, un abbraccio.
Come se fosse tutto normale, come quando premi play sul registratore dopo una pausa di 10 anni ma la mia mente è stanca e questi pensieri restano sospesi, e volano via, come questo vento che sa di resina di pino ed eucalipto.

Sto un po’ a guardare il cancello, domandandomi quando qualcuno mi aprira’ nel freddo di questa notte Siciliana … poi mi rendo conto che è tutto aperto, qualcuno aveva pensato al mio rientro tardivo.
Entro timidamente nel buio totale -l’anno di servizio civile con i ciechi mi è stato molto utile- cercando con cura di non inciampare rovinando la mia pesante attrezzatura, e di non svegliare i cani che probabilmente sono sciolti, come in tutte le case qui di notte.

I corridoi sono tanti, e bui, ma riesco attraverso la memoria e l’istinto a trovare la stanza che, per questa notte, conciliera’ il mio sonno. E domani chissà.
Cado sul letto pesante come un sasso, e con le mani lentamente tiro fuori il portatile.

Devo scaricare tutto, e lasciarlo ad elaborare le immagini mentre dormo, altrimenti domani non faro’ in tempo.

Tutto è cominciato 2 giorni fa, ma non avendo dormito nel frattempo è come se fosse stato un solo giorno, molto lungo.
Un paio di aerei, un autobus, un treno, un passaggio in macchina e mi ritrovo teletrasportato in una struttura moderna all’interno di una chiesa antica, tutta di pietra, dove non c’è una stanza uguale ad un’altra e dove tutto è in salita, ovunque stai andando.

Mi ritrovo in mezzo ai musicisti Jazz più famosi del mondo, ed hanno fiducia in me,  mi considerano uno di loro e questo mi riempie di orgoglio e concilia il mio lavoro, scatto dopo scatto.

In questi due giorni con grande impegno e sforzo fisico ho gettato semi che sono già germogliati, la mia dedizione mi ha premiato con una grande occasione, e stasera, cioè tra una dozzina di ore, avro’ una grande opportunità.

E mentre mi addormento penso a qualche ora prima, quando ero tanto felice ma il muro che mi sono creato intorno mi ha impedito di manifestarlo a chi mi stava dando quelle emozioni bellissime …
… da tempo assopite.

Ho ancora molto da lasciarmi alle spalle.
Ma ce la farò.