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Atterro.
Sono stanco, ma non troppo.

L’aereo è addirittura in anticipo, sento il profumo di questa terra -per un attimo avrei voluto dire mia- e ritorno minuto dopo minuto alla normalità.

Punta Raisi è bellissima, ma mi domando con che coraggio chiamino l’aeroporto con il soprannome di “Palermo” visto che una volta arrivato, all’ufficio informazioni, quando chiedi il modo più veloce di arrivare in qualsiasi posto, alzano le spalle e con rassegnazione ti invitano ad avere pazienza, che ci metterai ancora 3 ore ad arrivare lì, in quel piccolo paesino a 150 kilometri di distanza che però dovrai fare alla velocità media di un falco cieco in sedia a rotelle.

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Ebbene sì, torno alla normalità di questa terra dal panorama talvolta magnifico talvolta squallido e sgarrupato.

Torno alla rassegnazione per i normali e ben conosciuti problemi di trasporto, che rendono ogni qualsiasi spostamento impossibile in modo autonomo e mi costringono ad usare jolly familiari che hanno come prezzo un’infinita serie di rotture di coglioni e perdite di tempo, che a ripensarci oggi mi domando perchè non ho preso un taxi.

Ed è questo che devo fare quando sono qui in Sicilia.
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Smetto all’improvviso di combattere contro me stesso, mi rilasso, ma allo stesso tempo devo combattere contro la mediocrità di chi ho intorno e mi fa perdere tempo.

E devo combattere anche contro tutti quei piccoli problemi che riescono in pochi minuti a farmi accantonare i grandi progetti … che in aereo mi giravano in testa.

L’unica è chiudersi in casa, e sperare che la voce del mio ritorno non circoli troppo in fretta.
Che sognatore inguaribile che sono.

Eppure guardo fuori sorridendo, aggrappato al finestrino come un bambino felice, e sento la mia anima riconcilarsi con quella di questa terra, come un cuore che batte, e nel qualunquismo dei suoi abitanti ritrovo infondo una grande saggezza, perchè poi la vita cos’è infondo se non un’avventura fantastica dalla quale tanto nessuno esce vivo?

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E nascondo timidamente ai miei compagni di viaggio le lacrime di commozione mentre questi pensieri mi scorrono per la mente…
… e mi domando chi mel’ha fatto fare…

… di andare via da qui, tornando al nord a buttare via tutti questi anni passati ad inseguire chissa’ cosa quando quello di cui avevo bisogno era qui esattamente dove e come lo avevo lasciato è come se tutto qui, da 10 anni, aspettasse il mio ritorno per cambiare.

Mostrerò a questa gente che la mia abilita’ nel dipingere con la luce non è inferiore alla loro abilita’ nel parlare con la pietra.

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Come alcuni sanno sono partito un paio di settimane fa per una vacanza-lavoro che sto seriamente provando a trasformare nella mia nuova vita.

Sono stato a Topolò, a Napoli-Caserta, a Piazza Armerina, a Roma, a Viareggio
E sto tornando a Piazza Armerina (a fotografare un bel festival di Jazz) per continuare questo viaggio  in cui tutto sommato sto facendo quello che mi piace: fotografare festival.

Il materiale è di alto livello e non ho il tempo di prepararlo come si deve per il mio nuovo sito ( www.alvisenicoletti.com )

Quindi pubblico qui le foto di Viareggio, mentre mi preparo a pubblicare le gallerie di Topolò e Piazza Armerina.
Per vederle basta cliccare su questa foto della mitica Gianna Nannini.

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Per un pò lo guarda, poi si avvicina decisa.

- Ti va di parlare?

Lui la guarda, sorride.
- Certo, la curiosità è sintomo di intelligenza, e quest’ultima è una qualità che cerco da tempo in una bella ragazza.

Un sorriso, un cenno con la mano.
Lei perplessa si siede, sospettando a buon ragione che il ruolo di cacciatrice e preda si siano appena invertiti.

- Come ti chiami?
Le chiede lui.

- Marina

- Piacere Marina – risponde lui guardandola mentre cerca lentamente qualcosa nella sua borsa.
- Puoi sederti qui, ma non offenderti se ogni tanto, mentre parliamo, ti faccio una foto.

- Fai il fotografo?

- Sì, e tu cosa fai nella vita? – rispose lui immediatamente, per riprendere le redini del discorso che era già certo di dirigere.

- Studio Lingue a Venezia

- E ti piace? – chiede lui senza guardarla, giocando con i mille pulsanti della sua macchina fotografica.

- Certo che mi piace, altrimenti non potrei mai sopportare di prendere questo treno ogni giorno.

- E nemmeno le ramanzine del tuo ragazzo che non ti vede mai durante gli esami…
Forse dovresti parlare con lui durante il viaggio invece che con me.
CLICK

- Come fai a sapere che prima mi stavo scrivendo con lui?
Rispose lei preoccupata.
CLICK

- Perchè sono un buon osservatore – Risponde lui sorridendo per un attimo con l’occhio non coperto dal prezioso giocattolo.

- E poi cosa ci fai con tutte queste foto?
Dice lei ormai molto seccata ma anche dannatamente curiosa.

Lui si ferma un attimo, la guarda come se stesse avendo un flashback, poi continua pacatamente:
- Semplice … le guardo, ne scelgo una, e ci lavoro sopra.
Poi un giorno, quando ti sarai già dimenticata di me, ti sveglierai ed andrai alla porta, e nella cassetta delle lettere troverai la tua foto, e farai un bel sorriso.

CLICK CLICK
Lei sorride imbarazzata, poi chiede
- E cos’altro fai oltre al fotografo?

- Il bugiardo – rispose lui.
CLICK

- Come il bugiardo ???
CLICK

- Si, il bugiardo. Guarda che coi tempi che corrono è un lavoro più che onesto!
CLICK CLICK

- Ma mi prendi per il culo?

- Oh no, non mi permetterei mai, perlomeno non qui in treno dove potrebbero vederci
E poi non preoccuparti sei troppo giovane per me.

- Cosa vuol dire che fai il bugiardo? – insiste lei senza accettare la provocazione

- Vuol dire che non dico mai la verità, che mento sempre. O quasi.
CLICK

- Anche adesso?

- Adesso no, ovviamente – risponde subito lui con un sorriso credibile

- Ma fai il politico? E poi cosa centra con la fotografia?

- Centra centra … infondo la fotografia è l’ultimo dei modi che ho trovato per mentire, e devo ammettere che per ora è anche il migliore, perchè mi permette di farlo dicendo la verità
Come fai tu col tuo ragazzo quando gli dici che devi studiare ed invece esci con le amiche …
CLICK CLICK

- Ma come fai a sapere queste cose di me? allora mi conosci

- Si certo, da 5 minuti

- Stai mentendo
CLICK

- Tel’ho detto che sono un bugiardo …
… mento a tutti, tranne che a me stesso purtroppo

- E perchè dovresti fare una cosa così stupida?

- Ti sbagli … non è stupida.
Dovrei eccome, è per questo che ho sempre fatto molta fatica ad essere felice – dice lui un pò triste appoggiando la macchina fotografica sulle ginocchia e guardando fuori dal finestrino

- Cioè?

- E’ una lunga storia …

- E’ una lunga storia in cui c’è di mezzo una donna?

- Non fare domande di cui sai già la risposta …

- Come si chiamava?

- Non si può chiamare, non risponderebbe.
E’ un’essere che appartiene ad un’altro mondo, come i gatti.
Ora che ci penso – dice lui riprendendo a guardare la sua compagna di viaggio – ti assomiglia anche. – e sorride
- comunque non mi va di parlarne e poi non è l’unico motivo oggigiorno per essere tristi, basta aprire un giornale e leggerlo
l’unico modo per essere felici diventa mentire dicendosi che va tutto bene ed ignorando l’esistenza delle cose brutte.

- Capisco… tipo guerra povertà eccetera?

- Quelle cose ci sono sempre state … e non sarò io a cambiarle.
A me interessa parlare di cose meno visibili e complesse, come l’indifferenza, la paura, ecc

- E come fotografi la paura? tipo potresti fotografare uno che scappa da un cane che lo insegue?

- Troppo banale … e poi quello è un concetto superficiale. Per esempio potrei fotografare una coppia in cui lui le sta attaccato in modo un pò infantile.
Sai… molti rapporti di coppia nascono dal bisogno di protezione e dalla paura di stare soli.

- Interessante … ne so qualcosa – dice lei sorridendo
CLICK CLICK
- E ne hai fatte di foto così?

- Purtroppo poche… – rispose lui un pò interdetto – sai sono 2 anni che sono sempre di corsa, e non trovo mai il tempo di fare i miei progetti personali, ho tante di quelle idee che mi tocca scriverle per non dimenticarle …

- Si vede … e come faccio a vedere il tuo lavoro?

- Ho finito da poco il mio sito di fotografo … alvisenicoletti.com
Sarà aperto ufficialmente a Settembre con molte foto e progetti…
Però pensandoci bene c’è su un progetto che si chiama NOEXIT che riguarda questo…
Sono foto di feste… in cui ho cercato di rappresentare il modo assurdo in cui la gente si diverte

- E quindi?

- Volevo sottolineare il fatto che oggi apparire è diventato essenziale, ed infatti la gente mi ha aiutato molto mentre scattavo le foto, poi ci sono scatti magnifici in cui ho beccato situazioni assurde.
Tipo cen’è una a cui tengo molto che riassume tutto il progetto e parla un pò della solitudine, che trovo un concetto molto importante e contemporaneo anche se poco esplorato.

- E che foto è?

- E’ un uomo un pò bruttino, ma vestito bene, da solo, e poco più in là si vede un gruppo di ragazze che si divertono sfottendolo.

- Capisco… ma perchè contemporaneo?

- La solitudine lo è molto… insomma… davvero…
lui guarda in basso … fa finta di cambiare impostazioni nella sua macchina fotografica per prendere un pò di tempo … e dopo averci pensato qualche secondo continua ripuntandole addosso l’arnese
- Ad esempio, tu vivi in un condominio?

CLICK
- Sì con i miei, ed ho anche un fratello più piccolo ed a volte vorrei essere figlia unica (cioè sola).
Perchè chiedi? – chiede lei un pò perplessa dalla domanda personale
CLICK

- Ti capisco… se avessi avuto una sorella più grande come te in casa sarei stato piuttosto agitato.
- Comunque, da quanto tempo ci vivi?

- Da sempre… 20 anni… dove vuoi arrivare?

- Conosci le altre famiglie che vivono nel palazzo?

CLICK
- Sì… cioè… poco
CLICK

- E’ una cosa comune, ma ti sembra normale?
Abitare per una vita in un posto e conoscere a malapena i propri vicini?
Non trovi che questo sia un problema molto contemporaneo, e che abbia a che fare col modo in cui è cambiata la società, il concetto di privacy, di “comunità” locali che si disgregano mentre imperano e nascono comunità virtuali di persone su internet?

- Hai ragione … non ci avevo mai pensato.
Poi continua sorridendo – penso che quando arriverò a casa inviterò i miei vicini ad iscriversi in una comunità virtuale insieme a me.

I due ridono.

- Oppure – continua lui -I blog …
Tutti ne abbiamo uno e pochi leggiamo quello degli altri.
Io ad esempio passo mediamente 1 ora alla settimana a scrivere sul mio (www.nokao.com) e 2 ore alla settimana a leggere quello degli altri.
Fondamentalmente è troppo poco …
- Vedi il problema è che tutti soffriamo molto per quello che il mondo sta diventando, e pochi capiscono veramente qual’è il motivo che c’è sotto, quindi cresciamo depressi e frustrati, e per sfogarci facciamo cose stupide e senza senso, per riempire la nostra vita vuota.
Basta che ti fai un giretto in qualche festival d’arte contemporanea per respirare il profumo – o la puzza – di queste cose

- Certo che tu non sei normale … ma non è che sei un’artista della biennale?
Sei pure vestito elegante ed oggi inauguravano…

- No

- Eppure parli come loro … io ci andavo ogni anno alle inaugurazioni, ma adesso ho smesso non mi interessa più.

- E invece dovresti andarci, quest’anno è migliorata molto rispetto agli anni passati.

- Allora sei un artista della biennale … eri là…

- Tel’ho già detto, sono un fotografo.

- Ma lavori per loro?

- No

- E allora come fai ad esserci stato?

- Ho fatto delle foto lì per loro nelle ultime 2 settimane, era ovvio che poi mi avrebbero invitato ai vernissage

- E allora lavori per loro no?

- No, lavorerei per loro se mi pagassero, e purtroppo non è così.

- Capisco… e perchè continui se non ti pagano?

- Semplice, perchè sono più testardo di loro… e poi perchè purtroppo la biennale è un’istituzione grossa, fino ad ora era stato per me l’unico modo di restare in contatto con le arti performative ad un buon livello
Ma non durerà ancora per molto, sto per andarmene.

- Scelta difficile… ma ti conviene?

- Non lo so… ma non mi interessa, non è una questione di convenienza.
Io vivo tutto in modo molto istintivo ed intenso, ho dato loro tutto me stesso in quest’ultimo anno, ed e stata per me una sorta di passione.
E le passioni seguono le stesse regole delle storie d’amore, fanno piangere, ridere, e nella stessa maniera finiscono e cominciano.
Ma bisogna avere coraggio e … come diceva Gaber … “buttare lì qualcosa e andare via

Adesso infatti – proprio come succede per le storie d’amore – io sono cambiato strada facendo…
… ma lei è rimasta sempre la stessa.
Adesso che ho imparato ad amare … sento il bisogno di darmi a qualcuno che mi contraccambi.

CLICK
- Capisco … – fa lei pensierosa
CLICK

- Ne ho abbastanza – risponde lui guardando il display della sua macchina fotografica, fammene una tu -

- Ma non sono capace!

- L’ho appena impostata in automatico, schiaccia questo bottone e basta – dice lui dandole con cura l’apparecchio

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- ma quanto pesa!
CLICK

- Ecco visto? non ci voleva molto…
continua lui alzandosi. Poi la fissa intensamente.
Marina… fai sempre attezione a scegliere bene le persone a cui ti concedi.
Sono molto convinto che il cuore di una persona faccia un numero di battiti definito nel corso di una vita … (motivo per cui a volte penso che non mi resti molto tempo) …
- lei lo guarda curiosa ed un pò stupida come chi capisce che chi gli sta parlando fin’ora ha solo scherzato ma ora fa sul serio -
- Io non ho più nessuna intenzione di sprecare altre energie per chi non mi da nulla in cambio.
Le energie di cui disponiamo sono molto importanti Marina, non sprecarle mai con chi non ti corrisponde alla stessa maniera.

Lei sorride seguendo con lo sguardo lui che ricompone la sua borsa.
Lui fa tutto in modo meticoloso, come se lo facesse 20 volte al giorno, poi la guarda sorridendo, e continua:
- Mi dispiace per averti annoiato con il mio monologo …
ora devo andare – dice alzandosi

- E le mie foto?

- Le foto? – sorride lui compiaciuto
- Non ho mai detto che te le avrei date.
Ciao!

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Giorgio Gaber – Buttare lì Qualcosa
Ho visto aiutare chi sta male
sperare in un mondo più civile
ho visto chi si sa sacrificare
chi è sensibile al dolore
ed ho avuto simpatia.

Ho visto tanti figli da educare
e gente che li cresce con amore.
Ho visto genitori comprensivi
ed insegnanti molto bravi
pieni di psicologia.

Ma non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.

Ho visto tanti giovani lottare
di fronte alla violenza del potere.
Ho visto tanti giovani impegnati
militare nei partiti
con la loro ideologia.

Ma non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.

Ho visto farsi strada una tendenza
si parla di politica e coscienza.
Ho visto dar valore ai nostri mali
anche ai fatti personali
teorizzare anche Maria.

Ma non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.

Diffondere e insegnare la conoscenza
imporre a tutti i costi la propria esperienza.
Guidare, guidare per farsi seguire
opporsi al potere, infine riuscire a cambiare
il potere.
Decidere per gli altri dentro a una stanza
sapersi organizzare con molta efficienza.
Guidare, guidare per farsi seguire
opporsi al potere, cambiare per poi reinventare
il potere.
Il potere.

E non ho visto mai nessuno
buttare lì qualcosa e andare via.

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NO-EXIT su www.alvisenicoletti.com

NO-EXIT è un vecchio progetto che ho presentato come conclusione del master “Into Photography and Beyond” che ho fatto all’Istituto Europeo di Design di Venezia nel 2008.

Complici tanti fattori fortuiti…
… come una serie di feste fotografate una di seguito all’altra per guadagnare qualche soldo,
una grande curiosità per il modo in cui la gente si diverte in un periodo durato 2 anni in cui non me lo sono mai concesso,
ed il desiderio-ossessione di parlare per la prima volta di qualcosa di contemporaneo, a modo mio.

Non potevo che provarci con delle foto estremamente colorate e moderne che poi sono diventate un pò il mio stile anche in altri ambienti come quello del teatro stesso, anche se tecnicamente è tutto un’altro lavoro perché questo è interamente fatto col flash.
Tuttavia in questi scatti rivedo la stessa attenzione ossessiva per l’espressione e la caccia al momento che mi contraddistinguono quando fotografo danza e teatro.

Da quel lontanissimo Dicembre 2008 ho fatto molte altre foto interessanti di questo tipo, ma considerandole “cose personali” non le ho mai viste occupato com’ero a lavorare.
A breve comincerò a selezionarle e nel frattempo ne farò di nuove, per riprendere in mano questo progetto e farne uno completamente nuovo, ancora più graffiante.

La spiegazione di questo progetto è all’interno della galleria che ho pubblicato.

Un ringraziamento speciale va ad Edward Rozzo, grande fotografo ed insegnante che ho avuto l’onore di conoscere l’anno scorso.

Mi sono lasciato coinvolgere dal suoi insegnamenti fin dal primo giorno di lezione, e grazie a questa apertura -che raramente concedo- ed al necessario tempo di maturazione sono diventati parte di me, arricchendomi in modo indescrivibile.
Ancora oggi rileggendo gli appunti ed i libri che mi ha consigliato continuo ad imparare tante cose sulla fotografia, e non solo.

Grazie Edward.

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Lulu & i Sette Vizi Capitali su www.alvisenicoletti.com

La potenzialita che piu’ mi interessa della fotografia intesa come mezzo di espressione è quella di trasformare la realtà in qualcos’altro.
Che è, in realtà, anche la potenzialità che più mi interessa del teatro.

Quando sono entrato al Malibran quella sera di quel 3 luglio non avevo bene in mente che cosa mi aspettava ma dai primi minuti dello spettacolo mi è stato subito chiaro che stavo per vivere un’esperienza visuale unica.

Fare critica teatrale non è il mio mestiere, ed infatti voglio sottolineare che anche se l’ho apprezzato molto ho dei dubbi su svariati aspetti di questo show (come dire… per fare dell’alto teatro non basta recitare sui trampoli).
Tuttavia, scena dopo scena, non sono riuscito a trattenermi come mi ero ripromesso di fare all’ingresso… ed ho raschiato il fondo per disseppellire ogni briciolo di energia cosi’ da trarre da questa esperienza il meglio che potevo, nonostante non sapessi nulla di quello che avrei visto.
Non sono riuscite a fermarmi le condizioni di luce disastrose, gli ambienti stretti, l’attrezzatura sbagliata (credevo di vedere lo spettacolo da un balconcino a 50 metri di distanza dal palco) ed il pubblico ovunque (spettacolo itinerante) -che talvolta mi costringeva a cambiare, talvolta completava in modo bizzarro- ogni inquadratura.

Un’esperienza unica, ribadisco, quella di rivedere tanti vecchi amici trasformarsi, per due ore di spettacolo surreale, senza alcun freno ed inibizione.
Una dedizione ed un impegno che ho cercato di ripagare con il mio tentativo costante, scatto dopo scatto, di non farli sembrare chi erano ma qualcos’altro -appunto-, anche se non ho ancora ben capito cosa.

Complice una scenografia interessante curata nei minimi dettagli, nascosti qua e la’ da una mano esperta, e la sensazione pulsante di vivere in un sogno paradossale a sfondo erotico-religioso che senza quel tocco comico sarebbe risultata ridicola.
Tanto, tanto lavoro. E tanta passione.

La passione di un gruppo unico che non avevo mai conosciuto per intero, ma che ho visto muoversi (anche se purtroppo in scene troppo separate) all’unisono per creare situazioni provocatorie ed assurde.

Peccato per il sapore amaro, lasciato in bocca dal fatto di non aver potuto partecipare a quest’esperienza più da vicino, come ho fatto in altre situazioni come durante la Biennale.
Avrei potuto trarre immagini molto migliori da questo spettacolo se l’avessi accarezzato un pò prima, invece di finirci dentro come Alice-fatta-di-funghi-allucinogeni nella tana-del-Bianconiglio.
Mi auguro di esserci almeno l’anno prossimo, e spero che questo lavoro mi dia spazio per future collaborazioni -professionali e non amichevoli- con lo IUAV.

Non credo che riuscirei mai a descrivere a parole ciò che provo quando vivo queste esperienze -da cui non esco mai indifferente-, e quindi concludo dicendo che è con grande piacere che pubblico le foto di questo progetto, presentato dai ragazzi dello IUAV alla fine del laboratorio di scenografia e costume condotto da Csaba Antal.

Lulu & i Sette Vizi Capitali su www.alvisenicoletti.com

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Mia Martini – Uomini Farfalla

Mi è successo ultimamente
sulle prime non capivo
c’era qualche cosa sotto
come un vento sopra il lago
e s’increspavano i discorsi
e qualche volta nevicava
sopra il letto e fra gli sguardi
anche quando mi toccava.

Mi ero quasi innamorata
di un amico un po’ tempesta
cosi maschio senza storie
né censure per la testa
ci stavamo insieme spesso
troppo sai per i miei gusti
io volevo l’uno o l’altro
non mi vanno i giochi misti, ma.

l’idea di un si
l’idea di averne due nel cuore
l’idea fiorì da farmi quasi male
l’idea parti chissà da quale parte
ho detto un si di amore grande.
Ho bevuto un po’ di troppo
ma ero certa che mi andava
ho sganciato in fretta l’anima
che più non fosse schiava
e ho spalmato in tutto il corpo
l’olio del mio desiderio

li ho incontrati insieme al buio
verso subito il sentiero.
L’idea di un si
l’idea di averne due nel cuore
l’idea fiorì da farmi quasi male
l’idea di un si dagli orizzonti cosi
nuovi
m’innamorò coi suoi colori….
E i colori dentro il buio
hanno il peso delle mani
ma i miei uomini farfalla
Dio, com’erano lontani

li guardavo accarezzarsi
fare il loro arcobaleno
tenerezze quasi dure
coltivate sul mio seno.
L’idea di un si
L’idea di averne due nel cuore
l’idea finì col farmi troppo male
stasera qui mi trovo qualche amico
in meno
e qualche buco in più
nel cielo

Che magnifica poesia…

“Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi.
Non amo che le cose che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!”

Guido Gozzano – Cocotte

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…

“Piccolino, che fai solo soletto?”
“Sto giocando al Diluvio Universale”
Accennai gli strumenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con le mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

“Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?”
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…

“Una cocotte…”

“Che vuol dire mammina?”
“Vuo dire che è una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!”
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’uovo e di gallina…

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!

Un giorno -giorni dopo- mi chiamò
tra le sbarre fiorite di perbene:
“O piccolino, che non mi vuoi più bene?”
“È vero che sei una cocotte? ”
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene

Tra le gioie defunte e i disinganni
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi, ti ritrova

in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!

Vieni, Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
coma Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi.
Non amo che le cose che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fà che io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacerò: rifiorirà nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora,
il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovane ancora.

I didn’t wrote for a while because someone said me that Pina Bausch died …

I wrote about it in my new website: www.alvisenicoletti.com
That’s only for photography.

So sad …