Sometimes I feel strange.
I walk for hours thinking about what I’m thinking.
Sometimes, I watch my cellphone to be sure no-one tried to call me, because it doesn’t work very well.
For a moment, when it doesn’t show anything new, I smile like I’m happy.
But sometimes, I lie to myself. And I’m not happy about it.
Sometimes I feel like I deserve something more than what I have.
But I also feel like I deserve something less.
Sometimes I don’t deserve, at all.
Sometimes I do.
Sometimes I.
Sometimes I do not.
Like if I want to die.
But sometimes I do.
Sometimes I do not.
And here I am.
Sometimes.
A volte passo delle ore nel buio a chiedermi cosa sto pensando. Vivo nella mia mente la vita delle persone che conosco appena, o che non conosco per niente. Mi nutro dei loro sogni, attraverso le immagini che rubo loro con la mia macchina fotografica. E così mi vedo volteggiare su un palco, esprimendo emozioni che solo io posso percepire; o recitare a mia volta impersonando figure fantasiose di regie che forse non sono mai esistite, o che nessuno ha ancora scritto.
A volte mi fermo, e cerco di capire se sto solo sognando o se sto vedendo il mio futuro, come mi capita spesso. La vita è un foglio bianco su cui ho iniziato a scarabocchiare così tante cose che non posso fare altro che continuare a prenderla così come viene. Mentre timidi sospiri rieccheggiano nella mia stanza facendomi quasi credere che non sono solo. Ma è solo l’eco della mia solitudine che fa il verso al mio cuore zingaro.
A volte mi sveglio, con la voglia di esprimere tutto ciò; e mi rendo conto che è impossibile, perchè le parole mi scorrono rapide nella mente, così rapide che non riesco nemmeno a capirle. La mia testa è una macchina che non si ferma mai, contiene tutto quello che so di tutte le persone che ho incontrato nella mia vita, tranne me stesso.
Inutile interrogarsi sui motivi di questa mancanza, ciò che so è che quel foglio non era poi così bianco, ed ho fatto l’errore di sbirciare. E così mi ritrovo a vivere una vita che ho già visto e vissuto chissà quante volte, domandandomi che senso abbia fare e rifare gli stessi errori, e stupendomi del fatto che ogni volta che provo cambiare le cose non faccio altro che peggiorarle.
In questa vita tra realtà e finzione, sono solo la scintilla di un’esplosione colorata che ha deciso di ardere il più velocemente possibile. Aspettando la fine, illumino chi ho intorno, e cerco inutilmente di deviare il mio percorso per incontrare una scintilla come me, per trovare quel calore che allungherebbe questo viaggio.
Ma è freddo e buio tutto intorno, le scintille che ho incrociato non hanno deviato la loro traiettoria, non mi resta che chiudere gli occhi, e ricominciare a chiedermi cosa sto pensando.
In the last months I used this blog just to give vent to my feelings.
Finally, this fuckin’ year is finished and I can concentrate back to myself and my life.
I have 13 A4 pages of things to do, and the point is that I write really small.
I have also 9 different digital files of things to do, and they have names like “to download”, “to do”, “to do EARLY”, “to do NOW” and some of them contains rows like “organize the things I HAVE to do”.
Goddamn it.
Summarizing, I want to start to use this blog the way it were supposed to.
I want to put inside this blog every single piece of information that was useful for me in my life, like music, cinema, and so on.
That’s because I’m also what I am because of the influences of those things, and I processed that informations in a way that made me what I am.
I also think that discussing this things with the world (I’m supposing that someone will put some comment someday) can help me to continue that personal growth and intellectual work I done in this years to understand those things.
To end, I want to be less personal.
Because that’s not the temple of my cocky problems, but “something more” like my business card says.
That is why the first thing I did today was look the film about Joy Division, Control, in mother-language (english).